Necropoli di Montessu patrimonio UNESCO

Dove si trova la Necropoli di Montessu e che cosa la rende speciale?

Montessu è nel Sulcis, nel territorio di Villaperuccio, a pochi chilometri da Carbonia. È una delle necropoli prenuragiche più vaste della Sardegna meridionale.

Qui si visita un grande complesso di domus de janas, tombe scavate nella roccia note anche come “case delle fate”. Il sito occupa il fianco meridionale del colle di Sa Pranedda. La trachite forma un anfiteatro naturale. Ed è proprio su quella parete che si aprono oltre quaranta tombe.

Montessu colpisce perché le domus non sono distribuite a caso. Molte sono allineate lungo la roccia con una disposizione che appare simmetrica. L’impressione è quella di un luogo “costruito” nel senso pieno del termine, anche se non alzato in verticale. 

Le tombe mostrano soluzioni diverse. Ci sono sepolture molto semplici, con una camera circolare e una volta bassa. L’accesso è una porticina stretta. Il defunto veniva introdotto e deposto in posizione fetale.

Più spesso, però, lo schema è pluricellulare. Una camera maggiore è affiancata da nicchie sopraelevate. Gli ambienti sono preceduti da vestiboli curvilinei o rettangolari. E gli ingressi potevano essere chiusi da portelli di pietra, fissati in incassi ricavati sulla soglia. In altre domus compaiono anticelle e camere in successione, con parti delimitate da strutture ortostatiche. È un modo di “costruire” che suggerisce una gerarchia degli spazi e dei gesti rituali.

All’estremità dell’anfiteatro emergono due tombe monumentali, una di fronte all’altra. Sono delimitate da allineamenti megalitici che definiscono spazi semicircolari. Hanno un ampio padiglione d’ingresso e tre aperture che conducono alla stanza di fondo. Qui si trovano banconi scavati, utili a organizzare l’interno in aree diverse. La presenza di fori nel pavimento e nel soffitto testimonia sistemi di chiusura rinforzati, con pali lignei. In questo punto Montessu fa intuire un ruolo particolare di alcune tombe, più vicine all’idea di “santuario” che a quella di semplice sepoltura.

La forza del sito sta anche nei simboli scolpiti. Alcune domus presentano motivi a rilievo, tra spirali, figure concentriche e protomi taurine.

La “tomba delle spirali” conserva elementi decorativi e la “falsa porta”, segno che rimanda al passaggio nell’aldilà.

La “tomba delle corna” mostra motivi corniformi legati al culto del dio-toro. Sono tracce essenziali, ma eloquenti. Raccontano una religiosità fatta di immagini ripetute e condivise.

Montessu è un luogo usato per secoli. Le ceramiche ritrovate indicano una frequentazione lunga, dal Neolitico finale al Bronzo antico. Gli studi citano l’avvicendarsi di culture come Ozieri, Abealzu-Filigosa, Monte Claro, Vaso campaniforme e Bonnanaro. E la presenza di ceramiche attribuite alla cultura di El Argar conferma che la Sardegna preistorica non era isolata, ma attraversata da contatti e circolazioni nel Mediterraneo occidentale.

Gli scavi hanno avuto un punto di svolta nei primi anni Settanta. Le ricerche partirono nel 1972 sotto la guida di Enrico Atzeni e proseguirono in più campagne.

I reperti sono oggi conservati nei musei archeologici di Cagliari e Santadi.

Nel 2025 il riconoscimento UNESCO dedicato alla tradizione funeraria delle domus de janas ha incluso anche Montessu. Il valore non è solo nella quantità delle tombe. È nella qualità del racconto che riescono a offrire. Qui si capisce come una comunità preistorica abbia trasformato la roccia in un luogo di memoria. Un luogo che unisce tecnica di scavo, organizzazione dello spazio e simboli religiosi.

E il contesto completa l’esperienza. La valle ospita anche un parco archeologico con un sepolcro megalitico a corridoio, due nuraghi e due menhir alti circa cinque metri. È un paesaggio che mostra continuità e trasformazioni. Si osserva la Sardegna antica in più “lingue” di pietra, una accanto all’altra. Ed è il motivo per cui Montessu resta impresso: rende visibile quanto sia profonda la storia del Sulcis.

This site is registered on wpml.org as a development site. Switch to a production site key to remove this banner.